OLYS

Un villaggio dove tutti credevano a tutto e al contrario di tutto

Erano abituati così. Ogni cosa che veniva loro detta era la verità e se questa veniva emanata dai governanti non poteva che essere la verità, poco importa se questa verità fosse a vantaggio di qualcuno o a scapito di altri, poco importa se questa verità creava loro dei problemi o delle difficoltà: «se l’aveva detto chi di queste cose ne sa veramente, come posso metterlo in dubbio?». Questo era ciò che si doveva fare e, a parte quei pochi che erano sempre contro, anche solo per partito preso o per carattere, la maggior parte della gente eseguiva pedissequamente tutto quanto veniva loro richiesto.

E la comunità viveva felice, inconsapevole ma felice. Al mattino ci si alzava presto, si faceva una doccia, colazione, caffè e via al lavoro. Chi poteva permetterselo andava al bar per il classico cornetto e cappuccino oppure per un caffè e utilizzava quel breve lasso di tempo per scambiare quattro chiacchiere al volo con qualcuno che faceva lo stesso, perché aveva le stesse esigenze. In effetti, tutti loro avrebbero passato più di otto ore del loro tempo al lavoro, la maggior parte a fare cose delle quali non gliene poteva interessare nemmeno, ma che consentivano loro di portarsi a casa uno stipendio con il quale mantenersi o mantenere la famiglia, per andare ogni tanto al ristorante, al cinema o per andare a zonzo con gli amici.

Ah sì! Anche le ferie! Per un mese all’anno non si lavorava e si poteva utilizzare quel periodo per andare a divertirsi in qualche luogo di villeggiatura dove si può fare di tutto meno che riposarsi, perché quando si è in ferie ci si deve divertire «ho lavorato per undici mesi senza alcuna sosta e adesso avrò pure il diritto di godermi la vita». Senza contare che quando si ritorna a casa, stanchi, depressi, demotivati e senza soldi, ci si può sempre rifare l’immagine raccontando all’amico o al vicino quanto meravigliosa fosse stata quella vacanza in quel posto fantastico che finalmente ero riuscito a visitare, anche se non era vero niente e che so già che non ci ritornerò mai più.

Altri, invece, erano autonomi, avevano la loro partita iva o la loro piccola aziendina. Anche loro dovevano alzarsi presto al mattino, addirittura prima degli altri, ma potevano permettersi di stare un po’ di più al bar. Grazie al lavoro autonomo, e perché avere delle maestranze al loro servizio concedeva loro un po’ di possibilità in più, potevano gestirsi meglio la giornata. Tutto questo, però, veniva successivamente pagato con un maggior numero di ore lavorative e con una maggiore responsabilità sia nei confronti dei loro collaboratori, dei loro fornitori e della clientela. E lo stacco casa-lavoro non avveniva mai.

Altri ancora erano importanti dirigenti di grandi multinazionali, persone con notevoli capacità manageriali (almeno così si pensava) che avevano ampi spazi di manovra, sia nella gestione dei loro ruoli aziendali che in quella personale, ma il tutto era finalizzato al raggiungimento degli obiettivi, che, ovviamente, erano fissati da altri al di sopra di loro.
Agli occhi della comunità facevano una bella vita: auto di lusso, ville, ricevimenti, ferie in località prestigiose, contatti con il mondo della “gente che conta” e della politica e chi più ne ha più ne metta. Ma non erano felici e molti non ne capivano nemmeno il motivo. Qualcuno si sentiva preso in giro, manipolato, quasi come fosse un burattino e si chiedeva se valesse veramente la pena vivere in quel modo non avendo mai tempo ne per se stessi ne per la propria famiglia. Famiglia beninteso, alla quale non facevano mancare nulla, tranne la loro presenza!

C’erano anche altri, ma di questi, pochi conoscono realmente come stanno le cose e quei pochi non ne possono parlare. Sanno che se lo facessero perderebbero istantaneamente tutti i loro privilegi, sanno che se la gente fosse a conoscenza di quello che fanno non li ammirerebbero più così tanto.

E così il paese andava avanti, la vita continuava, si facevano delle cose per ottenerne in cambio delle altre, ogni azione era fondata e pensata sulle aspettative e si continuavano a promuovere costantemente i soliti schemi basati sulle solite credenze dove ognuno veniva parzialmente soddisfatto (ma si sa, non si può avere sempre tutto) e ci si accontentava così.

Ma ad un certo punto qualcosa cambiò, avvenne un fatto che modificò radicalmente il loro abitudinare, era una situazione con la quale non erano mai venuti a contatto e non c’era nessuno in grado di contrastarla, almeno per il momento. Non c’era nulla da fare, erano persino costretti a stare in casa. Veniva loro detto quanto questa cosa fosse così pericolosa da mettere seriamente a rischio la loro vita, quindi, rassegnatamente, si adeguavano.

Passavano i mesi e non si riusciva a capire cosa stesse realmente accadendo, il governo e gli addetti ai lavori inviavano messaggi discordanti, ogni tanto si presentava qualcuno che diceva che così non andava bene, che erano degli incompetenti ma non proponeva nulla. Altri, invece, proponevano cose impossibili da realizzare, altri ancora si scagliavano contro a questo o a quello, ma solo perché erano abituati così, insomma era il caos totale e la gente era sempre costretta a limitarsi nei propri spostamenti, se non addirittura a restare in casa sempre più terrorizzata.

Ma quel restare in casa, a parte quelli che già non si sopportavano prima e che ora covavano istinti omicidi, oltre a dare alle persone l’opportunità di staccarsi dall’abitudinario, conferiva loro delle nuove opportunità. Alcuni iniziavano a prendersi cura di loro stessi, iniziavano ad osservarsi, a vedere e a prendere atto di come fossero realmente, si accettavano senza più giudicarsi e qualcuno di questi cominciava persino a non giudicare più gli altri, a vedere in loro il lato migliore e non sempre e solo a criticare. Addirittura avevano voglia di abbracciarla, quella persona, quando l’avessero incontrata. Stavano nascendo nuovi sentimenti, sentimenti di tolleranza, di pazienza, di compassione e di amore, sia per se stessi che per gli altri e, alcuni, in fondo in fondo, sapevano che quando questo momento sarebbe passato, “niente sarebbe stato più come prima”, perché avevano conosciuto l’Amore (quello con la A maiuscola). Sì, la lontananza forzata aveva riunito le persone e aveva fatto riscoprire loro quel sentimento prezioso che tutti portiamo nel cuore fin dalla nostra nascita, quel sentimento che abbiamo sempre fatto fatica ad esprimere in un mondo così difficile, ma che ora abbiamo riscoperto e che nessuno più ci potrà togliere.

E tutte queste persone non badavano più al fatto che erano costrette a restare in casa, non si lamentavano più perché non potevano andare qua e la, il vittimismo non faceva più parte della loro vita, nessuno si accontentava più di quanto vissuto fino ad ora, avevano capito quanto fosse importante la loro parte interiore, avevano iniziato a vedere un barlume di spiritualità e avevano intuito che facevano parte di una cosa più grande, molto più grande e sapevano… in cuor loro sapevano che presto tutto sarebbe cambiato e sarebbe sicuramente cambiato in meglio!

E si ripromisero di non credere più a tutto e al contrario di tutto, perché avevano compreso quanto fosse disastroso e ingannevole quell’automatismo abitudinario che li portava a credere solo a quello che vedevano, anziché vedere ciò in cui credevano!

Smetti di cercare e troverai…

In una leggenda dei Nativi Americani, il Creatore riunisce tutti gli animali e dice:
«Voglio nascondere qualcosa agli umani fino a che non siano pronti per averla: la consapevolezza che sono loro stessi a creare la propria realtà».
«Dalla a me. La porterò sulla luna”, dice l’aquila».
«No, presto arriverà il giorno in cui essi andranno lassù e la troveranno».
«E se la portassimo nelle profondità dell’oceano?», chiede il salmone.
«No, anche lì la troverebbero».
«La sotterrerò nelle grandi pianure», dice il bufalo.
«Presto scaveranno e la troveranno».
«Nascondila dentro loro stessi», dice la saggia nonna talpa.
«Fatto», dice il Creatore. «È l’ultimo posto nel quale guarderanno».